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Canto VI

Non donne di province, ma bordello!

28 Maggio 2019

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello

Nave sanza nocchiere in gran tempesta

Non donna di provincie, ma bordello!

 

È l’invettiva di Dante sull’Italia dilaniata dalle guerre interne per il potere e per i futuri assetti: la disputa riguarda la fazione filopapale e quella filoimperiale. Le battaglie si susseguono tra Guelfi e Ghibellini e il risultato è che l’Italia è serva dei tiranni ed è in balìa di quattro signorotti locali che approfittano del caos per impadronirsi del potere; in tutte le città ogni villano che diventa un capo fazione è ormai un eroe. Da qui lotte intestine, corruzione e decadenza. È una nave senza il nocchiere che possa farla uscire dalla tempesta; non è più il Paese delle province, e quindi dei popoli, ma è una puttana. L’invettiva non risparmia nessuno e chiama in causa imperatore, gente di chiesa, comuni, fazioni, famiglie patrizie: tutti responsabili, nessuno che si possa credere assolto visto che ha mostrato il disinteresse per la pace comune. Assoluzione e delitto lo stesso movente. Dante ha riservato i canti sesti della sua Commedia alla Politica e qui siamo nel Purgatorio. All’invettiva segue un’invocazione divina, una smisurata preghiera, che si conclude con un invito: “Corri a vedere quanto odio c’è nel popolo! E se per noi non provi nessuna compassione, corri almeno a vergognarti della tua reputazione. E se mi è concesso, o Cristo, rivolgermi a te, dov’è finito il tuo senso di giustizia”? Ogni riferimento all’Italia di oggi è casuale?

5 Stelle, un suicidio per induzione

27 Maggio 2019

Quando i lupi si fanno amici degli agnelli, la situazione diventa pericolosa. E così il lupo Salvini mette le mani sul Paese e adesso ha il pallino in mano. Il voto del 4 marzo dell’anno scorso aveva premiato il Movimento 5 stelle perché gli elettori avevano voluto scongiurare quella che allora sembrava l’ipotesi più probabile: la coalizione tra Pd e Forza Italia. Dopodiché era evidente che qualunque maggioranza fosse impossibile. Il governo con la Lega è un classico caso di suicidio per induzione. Pronosticammo in molti, già nell’aprile del 2018, che a suicidarsi sarebbero stati i 5Stelle perché avrebbero perso buona parte di quell’elettorato guadagnato a sinistra con il loro porsi come un soggetto esterno alle categorie politiche esistenti, alla destra come alla sinistra. La questione immigrazione poi ha avuto un peso importante in senso deleterio; il politologo Piero Ignazi, al momento dell’alleanza col ministro dei selfie, aveva ricordato che nel programma dei 5Stelle era previsto il divieto di respingere i migranti in Paesi che non rispettino i diritti umani; e in precedenza, il Movimento si era adoperato per l’abolizione del reato di clandestinità. Se all’elettorato di Salvini poca interessa il caso Siri, messo al governo dopo una sentenza per bancarotta – che vuoi che sia -  all’elettorato dei 5Stelle non va giù che i porti si possano chiudere in barba a tutte le leggi sul mare con un post. E forse non accetta nemmeno che il parlamento decida di non far processare Salvini sul caso Diciotti riproponendo imbarazzanti confronti con chi, in quella stessa aula, decise che Ruby rubacuori fosse la nipote di Mubarak.