De André, saggi e teatro

Giornalista, scrittore, narratore della realtà, degli uomini e delle loro tragedie. Su tutto il libro-testimonianza Uomini e donne di Fabrizio De André, (otto edizioni), che ricostruisce il rapporto ventennale con il poeta-cantautore genovese e le lezioni ricevute dallo stesso De André sulla politica, l'economia, la vita in genere. E poi i saggi pubblicati sulla "cosa pubblica" che è stata  raccontata in 35 anni di attività giornalistica senza padroni per la Voce sarda Tv, Panorama, La Nuova Sardegna. Ha realizzato programmi per Rai radio e per la Tv Sardegna 1 e ha collaborato con diverse testate tra cui Lo Specchio della Stampa e Milano finanza. Alla saggistica si sono aggiunti ora la narrativa e i testi per il teatro canzone. Militante della democrazia, ha messo la sua penna a disposizione di chi non ha voce per interrogarci su come siamo diventati di fronte ai drammi epocali delle diseguaglianze.

Saggistica

Saggistica - Alfredo Franchini

 "La fatica di essere sardi" è un libro pubblicato dalla Fratelli Frilli di Genova nel 2004. Parte dal presupposto che... se la Sardegna potesse parlare racconterebbe i torti subìti tanto che ancora oggi è l'unica regione d'Italia senza il metano, priva di un'autostrada e di una rete ferroviaria moderna. Se La Sardegna potesse parlare racconterebbe del rischio di "terzomondiazzione", di un popolo di consumatori senza essere produttori nel segno della Mcdonaldizzazione della società. Il libro denuncia una serie di stereotipi della politica e annuncia l'avvento della "cicaleggiocrazia" tipica di una società vissuta come se fosse un set televisivo. 

"Tiscali una storia tutta italiana", sottotitolo "Dal parco buoi al paese delle volpi", è un libro pubblicato dalla Fratelli Frilli di Genova nel 2012. Rilegge il boom della new economy, un periodo in cui qualsiasi azienda che avesse nel nome la desinenza it o net, aveva successo in Borsa. In appendice un'intervista a Luciano Gallino che spiega la "finanza padrona" e i motivi della crisi dell'Europa. 

Teatro musicale

Teatro musicale - Alfredo Franchini

Un mare di libertà è lo spettacolo di Teatro canzone articolato su diversi piani. Da una parte il viaggio alla ricerca dell’Utopia e della libertà, dall’altra una guida alle differenze culturali e sociali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, da Gibilterra al Bosforo. Il testo di Alfredo Franchini è inframmezzato dai versi dei grandi poeti e della grande canzone d’autore per riportarci le sensazioni, i profumi e i colori di chi viaggia nel mare e nell’anima. Di chi ha imparato a far derivare dai sogni che non si avverano mai le solide ragioni per continuare a navigare. Lo spettacolo si basa dunque su un testo originale e su poesie o segmenti di opere e di canzoni di autori apparentemente lontani ma legati da un comune sentire.

Chi ha detto che non esistono isole sconosciute? Noi conosciamo solo quelle… segnate sulle carte nautiche ma è quindi possibile che ne esistano altre non tracciate e magari persino felici. Sì, perché alle isole vengono attribuite sempre caratteristiche tipiche degli uomini: solitarie, silenziose, assetate, nude, deserte, sconosciute, incantate ma anche fortunate o no. Luoghi di raccoglimento, di quiete, di espiazione, di esilio, di punizione. E allora se la ragione del viaggio è il viaggiare, prepariamo la nave perfetta che ci faccia raggiungere la nostra isola.

Un mare di libertà è uno spettacolo in progress. Dopo l’esordio a Cagliari nel 2016, lo spettacolo è stato rappresentato in una nuova versione al Teatro del Carmine di Tempio il 9 settembre 2017 con l’attrice Marta Proietti Orzella in scena assieme a tre musicisti storici di Fabrizio De André: Ellade Bandini alla batteria, Giorgio Cordini alla chitarra, bouzouki e voce, Mario Arcari al clarino, oboe, ocarina, flauto e fiati etnici. La serata ha avuto come ospite d’onore Dori Ghezzi. Nella foto in alto Mario Arcari, Marta Proietti, Giorgio Cordini ed Ellade Bandini

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I racconti

I racconti - Alfredo Franchini

Prefazione di Andrea Pinketts al romanzo "Quegli occhi mai più rivisti"

IL protagonista di questo breve ma intensissimo romanzo non è un isolano ma ha scelto di isolarsi. Il suo isolamento non avviene in un’isola straordinaria come la Sardegna ma in un luogo dell’Appennino tosco emiliano in cui quest’uomo, facendo i conti con la propria vita emotiva sentimentale e forse anche lavorativa, visto che è stato appena mandato a casa dall’azienda per cui ha lavorato per trent’anni con 30 mila euro, comincia a fare i conti con se stesso e con il suo migliore e peggiore nemico e cioè l’alcol.

In questo sperduto e forse per alcuni persino gradevole esilio, quest’uomo si tormenta, confrontandosi con le figure femminili del proprio passato alle quali si è aggrappato, che forse ha amato, ma per le quali oggi è diventato come una sorta di scalatore della propria vita, rendendosi conto di aver lasciato il rubinetto aperto dello scorrere del proprio tempo e vedendo che era finita l’acqua e adesso ci sono solo gocce che scandiscono il suo giorno. Sono gocce d’acqua ma anche litri di whisky. Ma in questa desolazione, mentre fa  i conti col suo passato, in un desolante scenario di depressione compiacevole e compiaciuta persino perché il personaggio si parla molto addosso, arriva in paese una ragazza che inevitabilmente deve essere misteriosa per attrarre l’attenzione di chiunque. La ragazza viene dall’Est, dalla Russia, è bellissima come in tutti i migliori sogni o nei migliori incubi e due solitudini iniziano a collimare, a frequentarsi. Prima in modo assolutamente casuale per quanto sia impossibile la casualità nell’unico bar frequentato del paese ma il destino è presente.

La ragazza non vuole parlare del proprio passato e l’uomo non vuole parlare del suo, quindi questa è la base di un rapporto in cui nessuno dei due ha deciso di raccontarsi.

Ci sono scene molto belle, anche tenere persino divertenti nonostante questo romanzo sia assolutamente cupo quanto l’animo del protagonista, Luciano, per il quale la ragazza è una sorta di raggio di sole, finché il protagonista non commette l’errore che suggerisco a chiunque sia innamorato di non compiere e cioè non decide di andare a leggere il cassetto proibito; un errore da non fare che sia il messaggio sul cellulare o una lettere, non cambia nulla. E’ lì che Luciano scopre il motivo per cui questa figura straordinaria che ha incontrato non vuole parlare del proprio passato. Ma nel momento in cui il segreto è stato rubato da un antieroe troppo curioso, forse persino guardone, l’inganno finisce e, finito l’inganno, ritorna la consapevolezza che il rubinetto sta perdendo goccia dopo goccia tutta l’acqua che poteva contenere. E allora il whisky non basta perché questo romanzo intensissimo, esile come numero di pagine ma assolutamente devastante, estremo e grandioso come numero di sensazioni che variano dal concetto dell’autodistruggersi al bisogno di ricrearsi attraverso le donne in cui ti sei specchiato.

Ci sono momenti di estrema tenerezza, uno solo di divertimento quando la ragazza scopre di avere in comune una passione per i gruppi musicali e quindi non avendo foglietti inizia, in una sorta di gara di citazioni, a segnarsi sulla gamba i nomi dei complessi dei musicisti. Allora quest’uomo disperato da se stesso, diventa un vero gambler, da giocatore d’azzardo ha capito una cosa vitale, che man mano che aggiunge il nome di un gruppo all’elenco, la ragazza se lo scriverà alzando la gonna e quindi più gruppi ci sono più la gonna diventa corta, fino a cessare di esistere.

Credo che sia meglio che una donna e una gonna abbiano l’intensità assoluta di questo libro rispetto a una storia lunga, ammorbante come una maxi gonna.

Io ho letto il libro subito, d’impatto, e poi me lo sono riletto, come faccio sempre, perché la prima lettura è emozionale e la seconda è critica. E devo dire che la persona che è entrata in questa storia non è più un lettore e nemmeno un critico: è la persona che Alfredo Franchini è riuscito a tirare dentro la storia.

La prima versione al Teatro delle Saline

La prima versione al Teatro delle Saline - Alfredo Franchini

Un mare di libertà è stato rappresentato per la prima volta a Cagliari, al Teatro delle Saline, il 24 e 25 maggio del 2016. In scena c'erano l'attrice Marta Proietti Orzella con i musicisti Mario Brai e Matteo Carrus. Palcoscenico in penombra, si sente il motore di una barca appena acceso e lo spettacolo prende avvio con l'immagine di un pescatore che lascia il porto. Mario Brai fa il suo ingresso in scena intonando a cappella una canzone di Pino Daniele, Chi tene 'o mare. Poi sul palcoscenico ricoperto da autentiche reti da pesca e altri oggetti di chi va per mare compaiono il pianista compositore Matteo Carrus e l'attrice Marta Proietti. Lo spettacolo è un gioco d'equilibrio tra il testo, le poesie e le canzoni. Qui di seguito l'incipit del testo.

 

"A questo punto sono pronto a lanciare la sfida della mia vita per conquistare l’oggetto del desiderio: la nave perfetta, il cargo ideale che mi porti all’Isola sconosciuta. So già quello che mi direte: non ci sono navi perfette e soprattutto non ci sono isole sconosciute. Ma io so che non è vero: sulle carte sono state trascritte solo le isole che si conoscono, ma datemi una possibilità, una barca, e vi dimostrerò che vi state sbagliando. Non è che senza una barca tutta mia, sinora, io non abbia navigato, ma l’ho fatto secondo la saggezza antica: il nostro mare arriva – diceva mio nonno – fin dove cresce l’ulivo. Ci sono posti dove la terraferma fatica ad adattarsi al mare. Il Mediterraneo è un mosaico, Gerusalemme, Atene, Roma, Alessandria, Venezia, la dialettica greca, l’arte, il diritto romano, popoli e razze che si sono mescolati, fusi e contrapposti per secoli. E la gente spesso si è chiesta come creare una Patria dove la terra è scarsa, se la sabbia invade i campi tra sole e mare. Bordesando per il Mediterraneo s’incontrano profumi e colori, ragazze precocemente maturate, vedove avvolte di nero, arance, un nodo di venti tra le foglie d’ulivo, il mirto, le palme, lo sfarzo e la miseria, la realtà e l’illusione"...